Matrimonio: rito religioso o concordatario

Ordinamenti religiosi

Per avviare l’Istruttoria Matrimoniale in primo luogo bisogna rivolgersi al parroco della parrocchia dove uno dei due fidanzati ha la residenza anagrafica, a seguito dell’incontro, sarà il parroco stesso a istruirvi sulla prassi da seguire.

I documenti vanno presentati in “carta semplice e per uso matrimonio”, per i documenti religiosi, non sono consentite autocertificazioni.

Occorre sempre controllare ogni singolo documento prima di consegnarli per la pratica di matrimonio, affinché non risultino errori, anomalie e incongruenze.

Se le nozze sono celebrate in una parrocchia diversa da quella degli sposi, sarà necessaria la vidimazione dello stato dei documenti da parte della Curia che dovrà essere consegnato al parroco della chiesa prescelta.

Con il matrimonio, s’instaura implicitamente il Regime Patrimoniale della Comunione dei beni. Se scegliete di procedere al Regime Patrimoniale della Separazione dei beni, ricordate di informare il parroco anticipatamente, poiché sarà lui stesso a farvi firmare durante la celebrazione del matrimonio, l’apposito spazio nell’Atto di Matrimonio.

I costi relativi alla Celebrazione Liturgica del Matrimonio in Chiesa (pulizia e riordino della chiesa, sorveglianza, spese di segreteria, luce, etc…) variano a seconda della chiesa in cui si celebra il matrimonio, fermo restando che il sacramento non si paga.

  • I Costi relativi alla Pratica o Istruttoria Matrimoniale gravano sull’ufficio dell’Archivio parrocchiale e sull’Ufficio matrimoni della Curia diocesana per le spese di cancelleria.
  • Per il ritiro della Pratica occorre versare alla parrocchia €. 36,00.
  • Per il ritiro delle Autorizzazioni occorre versare alla Curia diocesana €. 31,00.

Documenti per il rito Concordatario (civile e religioso)
Per celebrare il matrimonio con rito religioso occorre presentare una documentazione aggiuntiva rispetto a quella necessaria per il rito civile.

  • Estratto di nascita – Certificato Contestuale
  • Certificato di Battesimo
  • Certificato di Cresima
  • Certificato di preparazione al Matrimonio (o Attestato di frequenza al corso prematrimoniale)
  • Estratto di nascita (uso matrimonio) viene rilasciato dal Comune di nascita o dal Comune di residenza.
    Il documento ha validità 3 mesi, quindi la richiesta va opportunamente programmata.

Per gli Italiani nati all’estero è necessario trascrivere l’Atto di nascita in un qualsiasi Comune Italiano o in alternativa è possibile presentare l’Atto di notorietà rilasciato dalla Pretura sostituendolo all’estratto di nascita.

Certificato contestuale racchiude:

  • il certificato di stato civile libero
  • il certificato di residenza anagrafica
  • il certificato di cittadinanza – Il documento può essere richiesto presso il Comune di nascita o di residenza
  • Certificato di Battesimo va richiesto alla parrocchia in cui è avvenuto il battesimo
  • Certificato di Cresima non è necessario se sul certificato di battesimo è annotata anche la data della cresima, in caso contrario, va richiesto nella parrocchia in cui è stata celebrata.
  • Certificato di stato libero ecclesiastico da presentare se uno dei due sposi (o entrambi) ha vissuto almeno un anno, dopo il compimento del 16° anno d’età, in una diocesi diversa da quella del domicilio attuale; si può sostituire con un giuramento suppletorio da rendere di fronte al parroco e a due testimoni.
  • Attestato di frequenza al corso prematrimoniale viene rilasciato dalla Curia al termine del corso.

Iter

Per avviare l’Istruttoria Matrimoniale con rito concordatario, in primo luogo bisogna rivolgersi al parroco (scelto tra le due parrocchie di residenza dei fidanzati), sarà lui stesso a istruirvi sulla prassi da seguire.
Dopo avergli consegnato tutti i documenti necessari, il parroco diventa responsabile della “Pratica di matrimonio” e procede in tal modo alla verifica della “ferma e libera volontà” dei nubendi di contrarre il Sacramento del Matrimonio:
i futuri sposi risponderanno ad un questionario prestabilito che dovrà essere firmato sia dai nubendi che dal parroco.
Al termine dell’incontro, il parroco consegnerà una Lettera di Richiesta di Pubblicazioni che i fidanzati stessi porteranno sia al Comune che all’altra parrocchia di appartenenza.

I futuri sposi, muniti della Lettera e dei documenti di riconoscimento, si recheranno al Comune dove sottoscriveranno “ la Promessa di matrimonio civile” (da non confondere, come accade comunemente, con il “Matrimonio Civile” che sarà celebrato soltanto durante la cerimonia religiosa con la lettura degli articoli del codice civile riguardante i diritti e i doveri dei coniugi con relative firme dell’Atto di matrimonio) ovvero firmeranno una dichiarazione (già predisposta) ove si comunica al Municipio l’intenzione di contrarre matrimonio e di voler celebrare le nozze in Chiesa.

Chiederanno inoltre il rilascio del Nulla Osta civile da riportare al parroco.
In tal modo si procede alle:
Pubblicazioni religiose: presso le parrocchie dei fidanzati; saranno affisse per 8gg.

Pubblicazioni civili: presso l’ufficio del Comune di residenza di uno dei due nubendi; saranno affisse per 8gg.

Al termine del periodo di affissione, trascorsi 4gg. gli sposi otterranno il Certificato di Avvenuta Pubblicazione, che andrà consegnato al parroco.

I tal modo si chiude l’Istruttoria Matrimoniale e il parroco consegna ai futuri sposi la Pratica con tutta la documentazione civile e religiosa.

Se avete scelto di sposarvi in un’altra parrocchia è importante comunicarlo al parroco prima della chiusura della pratica matrimoniale, perché sarà lui stesso a rilasciarvi un Nullaosta specifico per la celebrazione del matrimonio fuori dal proprio territorio parrocchiale. In tal modo la competenza giuridica viene trasferita alla parrocchia prescelta.

Dopo avere ottenuto la Pratica matrimoniale dal parroco, i nubendi si recheranno presso l’Ufficio Matrimoni della Curia per ricevere l’Autorizzazione alla celebrazione del matrimonio e nel caso occorra, anche l’autorizzazione del Nullaosta di trasferimento della celebrazione in altra chiesa diversa da quella di appartenenza.

Gli uffici della Curia ricevono solo per appuntamento.

Conclusa anche questa fase presso la Curia, i nubendi devono recarsi presso la Chiesa scelta per la celebrazione del matrimonio e consegnare al parroco i documenti (autorizzati dalla Curia).

I documenti restanti della Pratica, dovranno essere riconsegnati al parroco che ha seguito l’Istruttoria matrimoniale e depositandoli presso l’Archivio parrocchiale.

Casi particolari

Certificato di stato libero ecclesiastico con prova testimoniale (solo nei casi previsti e con richiesta del parroco)

Stranieri

È necessario il Certificato di Stato libero rilasciato dalla Curia diocesana di provenienza

Vedovi

È necessario presentare il Certificato di Matrimonio religioso con il/la precedente coniuge

Matrimoni misti

È necessaria la Dispensa o Licenza rilasciata dalla Curia diocesana (su richiesta del parroco)

Nullità del Tribunale Ecclesiastico

Per i divorziati che hanno contratto matrimonio concordatario e hanno ottenuto la Dichiarazione di Nullità del Tribunale Ecclesiastico, è necessario presentare l’Atto civile del precedente matrimonio con “Annotazione di Omologazione” (rilasciata dal Comune sotto autorizzazione della Procura della Repubblica dove è annotata l’efficacia della sentenza del Tribunale Ecclesiastico).

Se il matrimonio verrà celebrato in una chiesa diversa da quella di appartenenza, tutta la documentazione civile e religiosa deve essere consegnata presso l’Ufficio Matrimoni della Curia Arcivescovile.

Ufficio Matrimoni della Curia Arcivescovile

Corso Vittorio Emanuele, 461
90134 Palermo
tel. 091.6077111
fax 091.6113642
curia@diocesipa.it

UFFICIO MATRIMONI

Giunta Mons. Giovanni
tel. 091.6077256
Lo Monte Mons. Salvatore
tel. 091.6077258
Prenotazioni

UFFICIO PASTORALE

ufficiopastorale@diocesipa.it
Direttore: Priola don Salvatore
tel. 091.6077257
Addetta: Leone sig.na Maria

CENTRALINO

Buttacavoli sig.ra Giovanna
tel. 091.6077111
g.buttacavoli@diocesipa.it
La Curia è aperta tutti i giorni feriali,
tranne il sabato, dalle 9,30 alle 12,30.
(agosto chiuso)
Avendo cura di preavvertire il Parroco, potrete scegliere, firmando nell’apposito spazio dell’Atto di Matrimonio, di procedere alla separazione dei beni.

Secondo l’art. 177 del c.c. sono oggetto della comunione dei beni:
gli acquisti compiuti dai due coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio con esclusione di quelli relativi ai beni personali;
i frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione;
i proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione non siano stati consumati;
le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio. Qualora si tratti di aziende appartenenti ad uno dei coniugi, anteriormente al matrimonio gestite da entrambi, la comunione concerne solo gli utili e gli incrementi.

L’art. 179 del c.c. definisce il concetto di “beni personali” che non costituiscono oggetto della comunione:
i beni di cui, prima del matrimonio, il coniuge era proprietario;
i beni acquisiti successivamente al matrimonio per effetto di donazione o successione quando nell’atto di liberalità o nel testamento non è specificato che essi sono attribuiti alla comunione;
i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge ed i loro accessori;
i beni che servono all’esercizio della professione del coniuge, tranne quelli destinati alla conduzione dell’azienda facente parte della comunione;
i beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno nonché la pensione attinente alla perdita parziale o totale della capacità lavorativa;
i beni acquisiti con il prezzo del trasferimento dei beni personali sopra elencati o con lo scambio, purché ciò sia espressamente dichiarato all’atto dell’acquisto; é evidente che la comunione dei beni offre si delle garanzie al coniuge “più debole” economicamente ma, in caso di attività in proprio e di problemi economici legati ad essa, viene messo “a rischio” l’intero patrimonio famigliare. La separazione dei beni si costituisce all’atto del matrimonio con una dichiarazione davanti al celebrante che verrà annotata nell’atto matrimoniale. Sarà possibile cambiare il regime da comunione a separazione dei beni anche in seguito, ma questo dovrà essere fatto con un atto davanti ad un notaio, quindi con un costo aggiunto.

L’art. 143 del c.c. si occupa dei diritti e doveri dei coniugi e testualmente riporta: Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione. Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.

L’art 143 bis sancisce che la moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito e lo conserva durante lo stato vedovile, fino a che passi a nuove nozze.